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Emanuele Dotto: le emozioni di un “cantore” dello sport a cinque anni dall’ultima radiocronaca

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Si dice spesso che il tempo permette di sedimentare le emozioni. Nel 100° anniversario della prima trasmissione radiofonica italiana (6 ottobre 1924) ed a pochi giorni dal termine del 107° Giro d’Italia raccontiamo la storia di uno degli indimenticati protagonisti che, per un tratto, ha raccolto il testimone dei primi giornalisti radiofonici e che continua a farci emozionare.

Stiamo parlando di Emanuele Dotto, genovese di nascita e alessandrino di adozione (simpatizzante dei “grigi”).

Una carriera raccontando sport

Trentanove anni e mezzo in Rai, giornalista, conduttore radiofonico e televisivo. Amante della storia non a caso si è laureato “con abbraccio accademico” in Storia Medioevale. Lo sport è nel suo dna e inizia la sua carriera giornalistica scrivendo sulle pagine del “Corriere Mercantile” raccontando il calcio dilettantistico. Si occupa anche di cronaca per la redazione genovese de “Il Giornale”. È nel 1980 che la sua carriera assume la dimensione nazionale entrando in Rai: la sua prima radiocronaca avviene su un campo di basket della Serie A commentando Berloni- Scavolini. La notorietà al grande pubblico è datata 1982, quando fa il suo “esordio” nel calcio di Serie B con Varese-Lazio entrando nella squadra della trasmissione “Tutto il calcio minuto per minuto”, diventando poi una delle voci principali a partire dal 2000. Si occupa anche di Formula 1, tennis e di ciclismo. Dal 2002 presenta il programma Sabato Sport su Radio1. Ha partecipato a 8 edizioni dei Giochi Olimpici estivi e 3 edizioni dei Giochi Olimpici invernali, 8 Mondiali di calcio. Con particolare passione si occupa di ciclismo diventando voce costante in parecchie edizioni del Giro d’Italia, Tour de France, Classiche e Mondiali tanto da diventare nel 2010 prima voce dello sport su due ruote.

L’addio al microfono

Non è un caso che oggi raccontiamo Emanuele. Il 2 giugno 2019, esattamente cinque anni fa, chiudeva la sua brillante carriera in Rai al termine dell’ultima tappa del Giro d’Italia. Riascoltare quella radiocronaca ed il suo epilogo fa provare ancora oggi una forte emozione, come quella dei protagonisti di quella diretta, con la loro voce combattuta tra la professionalità e l’aplomb tipico di questo eterno ragazzo genovese e l’emozione che la rendeva tremolante. Un’emozione forte che si vive quando si prende coscienza del termine di una porzione della propria vita lavorativa, di una interruzione quasi innaturale di un impegno di squadra, destinato ad entrare nell’immaginario collettivo dove lo sport raccontato con maestria sostituisce il mezzo televisivo. Dotto ha saputo raccontare ispirandosi, come ha lui stesso dichiarato, ad autentici maestri del giornalismo radiofonico, Roberto Bortoluzzi, Enrico Ameri, Alfredo Provenzali, altrettando iconici e divenuti nel tempo familiari. La voce calda e le capacità oratorie che facevano trasparire cultura e preparazione, rendevano pienamente vissuto l’evento che di volta in volta il nostro protagonista era chiamato a raccontare, con quella signorilità che appartiene solo ai grandi. Una volta Emanuele ebbe a dire che “...siamo tutti necessari ma non indispensabili...” racconta la cifra dell’uomo prima che del giornalista di qualità. Quel pomeriggio di fine primavera a Verona, Emanuele raccontava la vittoria rosa di Richard Carapaz, con la consapevolezza dell’ultimo canto prima di spegnere il microfono. Quando si chiude una carriera lavorativa si tende a guardarsi indietro e ricordare il tempo passato, le esperienze vissute, le difficoltà superate.

Il racconto di un amico

Per tributare un omaggio al grande Emanuele, abbiamo incontrato un suo “compagno di avventura” Silvio Martinello (medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atlanta nel 1996) che quel pomeriggio era al suo fianco, insieme a Massimo Ghirotto, Antonello Brughini e Manuel Codignoni che ricorda con grande trasporto questo grande cronista. Lasciamoci allora accompagnare da Silvio in questo appassionato raccolto dell’amico e collega Emanuele.

Emanuele chiaramente lo conoscevo da tempo perché ho lavorato tanti anni in televisione e lui da tanti anni era alla radio. Avevamo modo di incontrarci spesso non solo al Giro ma anche al Tour, a qualche Classica (per esempio la Parigi- Roubaix di cui era il radiocronista per eccellenza). Ci si incontrava allora allo stadio di Roubaix per posizionarci ognuno nella propria postazione tv o radio. Lui stava uno scalino sopra la nostra postazione telecronaca e quindi la conoscenza era reciproca pur senza lavorare insieme. Quando, nel gennaio 2019 interruppi la mia collaborazione con RaiSport arrivò la proposta di seguire il Giro con Radio Rai, che accettai, e mi ritrovai quindi fianco a fianco con Emanuele. Devo dire che ebbi la possibilità di avere una testimonianza plastica di quanto grande fosse nel suo lavoro, con una voce inconfondibile che ormai era entrata nell'animo di molti appassionati di sport e averlo lì a fianco era già una grande emozione. Potei constatare l'immensa cultura di cui dispone: un uomo, un professionista che non è solo grande giornalista e un grandissimo radiocronista ma anche un uomo culturalmente molto preparato con un'ironia che poi faceva veramente la differenza. La radio non è discorsiva come la televisione: in televisione vi è la possibilità di raccontare, la radio richiede invece interventi molto veloci. Ebbene, lui riusciva a raccontare tutto l’evento con maestria, addirittura di più in quelle dirette che facevamo dopo la radiocronaca che erano contributi per gli account social di Radio Rai. Fui io a proporre personalmente al caporedattore Filippo Corsini questa idea in quanto l'impegno della radio al Giro d'Italia era limitato alla radiocronaca e a tutti i servizi che venivano preparati per le varie trasmissioni. Dopo la tappa e prima di preparare i contributi che erano richiesti ci si sarebbe cimentati con una diretta social sul profilo Facebook di Radio Rai.

I social: dalla diffidenza all’entusiasmo

Emanuele, team leader, all’inizio era sembrato scettico, soprattutto per via della poca conoscenza dei social, ma alla fine si appassionò così tanto che interagiva con il pubblico in maniera esemplare ed allo stesso tempo spassosa. Racconto questo aneddoto per far capire quanto è stato grande Emanuele. La scorsa settimana ho terminato la sesta partecipazione al Giro d’Italia per Radio Rai. Ero in auto con Cristiano Piccinelli insieme al tecnico specializzato ed insieme ascoltavamo ancora le repliche di quelle dirette social – che realizzo ancora oggi con Massimo Ghirotto - di cui conosco ormai a memoria tutte le battute ed ancora oggi riusciamo a farci delle grandi risate perché erano così naturali e divertenti che fanno emergere la grande capacità di questo professionista immenso tanto da mettersi in gioco e scherzare con la gente. Impossibile non riascoltarle.

Quel 2 giugno 2019…

Poi arrivò il Giro 2019. Tutti sapevamo che era l’ultimo impegno professionale di Emanuele prima della pensione. Ci sembrava un giorno lontanissimo anche perché, quando si inizia un evento di tre settimane la fine sembra sempre lontanissima. Invece, come sempre, il Giro “volò” via velocissimo ed arrivammo all’ultima tappa. Devo confessare che l’emozione fu forte perché tutti, Emanuele compreso; ci rendemmo conto che questa bellissima avventura stava per terminare. Soprattutto lui vide passare tutta la sua carriera, il suo percorso professionale e… la voce si ruppe per l’emozione.

Vivere in una squadra è stato per anni il suo percorso quotidiano, prima sulla bicicletta e poi come commentatore. La condivisione di questa esperienza con uomini come Emanuele Dotto che ricchezza le ha portato?

Ho avuto sia come atleta sia successivamente entrando nel mondo della comunicazione prima in tv e poi in radio, l’abitudine di osservare molto e di attingere dalle persone di valore. Emanuele senza dubbio fa parte di questa categoria ovvero delle persone che ho avuto il privilegio di incontrare e con cui ho avuto il privilegio anche di condividere il percorso professionale. Il suo è un bagaglio culturale immenso e non mancava mai di approfittare delle occasioni che ci venivano fornite nel nostro lavoro per incrementarlo. Vi racconto, sempre ricordando quel Giro 2019, cosa succedesse nei momenti di trasferimento. Eravamo accompagnati da Roberto Speranza della Sede Rai di Genova ed Emanuele spesso ci chiedeva di fare delle deviazioni dal percorso di avvicinamento alla sede della radiocronaca per visitare, vista la smisurata passione per l’arte, una chiesa o un monumento di questa nostra bella Italia. Roberto provava a dissuaderlo per via della ristretta tabella imposta dai tempi e dal traffico ma lui minimizzava e ci coinvolgeva. Qui sta tutta la grandezza di questo uomo, professionista, grande giornalista, amico.

Lasciamo Silvio Martinello, ancora emozionato come allora e riconoscente per un percorso di vita condiviso insieme ad un grande professionista e lanciamo un saluto mentre immaginiamo Emanuele osservare con sorriso sornione laggiù, lontano sulla linea che delinea il mare ed il cielo del mar Ligure, mentre ricorda le sue mille esperienze di sport e di vita.





Questo è un articolo pubblicato il 01-06-2024 alle 20:21 sul giornale del 02 giugno 2024 - 86 letture






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